CINEMA – LE CHAT DU RABBIN

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Una sera d’estate ti tuffi in un festival di cinema a Friedrichshain, dodici ore di film, video-proiezioni e musica in un basso fabbricato fatto di stanze in cemento armato che si collegano tra loro in modo quasi labirintico, dandoti la sensazione che ogni volta che ti sposti hai quasi un po’ paura di perderti.

Casualmente ti ritrovi in una grande stanza con un mega schermo, e parti per questo viaggio con un documentario su un edificio occupato, i cui proprietari dei terreni vogliono espropriare gli attuali inquilini che si oppongono al progetto. Essendo in tedesco alcune parti ti sfuggono ma cerchi di non farti prendere da un piccolo e fastidioso senso di frustrazione sempre in agguato.
Hai fiducia che se a Berlino viene organizzato un evento culturale troverai sicuramente anche film e cortometraggi in inglese o altre lingue, con cui puoi svoltare e sentirti una super poliglotta, quindi prendi posto su una sedia di un cortile interno trasformato in sala cinematografica e ti prepari alla prossima proiezione, da te scelta anche perché si tratta di un film d’animazione, quindi forse più semplice da seguire e poi perché è in francese, che per fortuna conosci parecchio bene.

Il titolo è Le chat du rabbin (trad. Il gatto del rabbino) di Joann Sfar: si abbassano le luci e il viaggio inizia, alcuni dei protagonisti arrivano, altri partono, altri ancora decidono di tornare indietro per poi trovare una nuova ragione per ripartire senza sapere se e quando faranno ritorno.

Il gatto del rabbino 2

Il protagonista è il gatto di un rabbino e di sua figlia, che dopo essersi mangiato un pappagallo acquisisce l’uso della parola e decide di voler fare anche lui il bar mitzvah, affinché possa essere un “buon ebreo” e il padrone gli permetta così di stare sempre con la figlia, sua ragione di vita. Il rabbino, a questa richiesta assurda dell’animale, non dice subito di no, ma vuole consultare il suo maestro per decidere cosa fare. L’incontro del gatto con questo vecchio e tradizionalissimo rabbino è a dir poco esilarante e in pochi minuti vengono messi in discussione i grandi misteri su dio, la religione e le sacre scritture.

Le vicende che seguono fanno divertire e al tempo stesso riflettere, gli incontri tra i vari personaggi sono ricchi d’ironia e humour, soprattutto quando vengono chiamate in causa le verità assolute, l’erotismo, l’amore e i tabù. Dopo accesi dialoghi non solo non si trovano risposte ma nascono invece nuove e complesse domande.

Saper unire in un solo film così tanto e saperlo fare in un modo leggero e divertente fa venire voglia di consigliarne la visione. Personalmente ritengo che il film voglia mettere in discussione un approccio ai vari aspetti della vita mosso dalla ricerca continua di certezze, a favore invece di un percorso il più possibile individuale.

La scelta non è più affidata a una persona, un credo o una convenzione, ma emerge in noi stessi, ponendoci invece le domande giuste per conoscere e quindi essere chi veramente siamo.

Erika Marangoni

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