CINEMA – TUTTO SUA MADRE

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Come accade circa due volte l’anno, da quando vivi a Berlino, ritorni nella tua città natale per andare a trovare la famiglia e gli amici, ma questa volta sei determinata ad andare almeno una volta al cinema.

E’ una bellissima domenica di sole a Torino, nonostante sia fine gennaio, inizi la giornata con una bella colazione in piazza Vittorio insieme all’amica di sempre, quella che hai conosciuto alle medie e che nonostante i percorsi di vita diversi, ogni volta che torni rivedi con grande affetto. Si parla di tutto, delle nostre vite fatte di lavoro, amore, viaggi e molto altro. Dopo una bella passeggiata sotto i portici di via Po, decidiamo di andare al cinema.

Il film scelto è Tutto sua madre di Guillaume Gallienne. Ognuno di noi ha i suoi gusti e come con la musica, gli uomini, i vestiti, anche per i film ci sono aspetti che ci attirano più di altri, nel mio caso non nego che il cinema francese ha sempre esercitato un certo fascino.

Non conoscevo il regista e quando mesi dopo ho letto che era il protagonista non mi sono stupita, perché questo è uno di quei casi in cui il protagonista è il film stesso, Guillaume Gallienne interpreta magistralmente due ruoli contemporaneamente, quello di madre e di figlio, come si potrebbe già intuire dalla locandina.

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In questo film si fondono armoniosamente il cinema e il teatro, infatti tutto parte da una prima battuta sul palcoscenico di un teatro che da inizio a tutta la narrazione. La trama è semplice, forse per dare più risalto alle parole e ai silenzi dei personaggi, le scene di vita del protagonista fanno spesso ridere nonostante siano in realtà drammatiche.

Si tratta di una commedia nella quale vengono raccontate le vicende di un ragazzo appartenente ad una famiglia francese alto borghese composta da madre, padre, due figli e appunto Guillaume che viene considerato diversamente rispetto ai due fratelli, sia per un amore ossessivo nei confronti della madre, sia per degli atteggiamenti effeminati.

Guillaume cerca un’identità che sembra introvabile, i suoi anni di liceo passano attraverso l’umiliazione, la derisione, le battute crudeli e soprattutto molta solitudine. Non tanto perché non sia una persona divertente e socievole, quanto perché lui per primo non si ama e non riesce quindi a creare dei legami affettivi. A complicare il tutto è la figura materna, una donna presa solamente da se stessa che tratta il figlio quasi da dama di compagnia dell’Ottocento.

In lei non si leggono emozioni, ha un’incapacità assoluta di esprimere ciò che sente a causa di un eccessivo pudore, ma nonostante tutto il figlio la adora, non tanto come madre ma come donna elegante, intelligente, acculturata ed esempio di grande classe. L’ossessione del figlio è tale da aver imparato perfettamente ad imitare voce e atteggiamento della madre, la quale invece appare sempre scocciata o infastidita dal doversi portare sempre appresso Guillaume.

Guillaume adora le donne così tanto da desiderare di essere una di loro, ma quello che il finale del film svela è geniale, perché forse il suo amore nasce da un senso di ammirazione che quasi gliele rende irraggiungibili e magari preferisce avvicinarsene attraverso l’emulazione.

Questa commedia francese fa ridere, piangere e riflettere. Sull’interpretazione dei vari significati credo che ognuno troverà i propri, certo è che non lascia indifferenti.
Erika Marangoni
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