L’uomo nel gelsomino

l'uomo nel gelsomino - Unica ZürnAutore: Unica Zürn – Editore italiano: La tartaruga – Titolo tedesco: Der Mann im Jasmin

Si sa che le figure femminili, per quanto geniali, abbiano avuto (e hanno tutt’ora, anche se in misura minore) un ruolo marginale nella storia della cultura occidentale. Su Unica Zürn non avevo mai sentito pronunciare una parola. Questo libro mi è finito tra le mani per caso, o meglio per un dono, dovuto a sua volta ad un ritrovamento polveroso in una vecchia libreria. Volendo poi trovare un tracciato, una storia della sua vita, e avendo a mia disposizione la comprensione di più di una lingua, ho trovato informazioni frammentarie e ho provato a ricostruirle, a rimetterle insieme. Apprendo allora che Unica Zürn è nata a Berlino, precisamente nella zona di Grünewald, nel 1916. É stata drammaturga prima della fine della guerra, scrittrice e disegnatrice poi. Lasciando la famiglia precedentemente formata a Berlino, dal 1953 ha vissuto a Parigi dove ha seguito il suo compagno Hans Bellmer, già parte del movimento surrealista, avendo così modo di conoscere figure di spicco di quei tempi come Man Ray, Max Ernst, Marcel Duchamp, André Breton. Apprendo il suo interesse per il disegno automatico e la scrittura automatica, e per gli anagrammi riadattati in poesia. Trovo delle immagini dei suoi disegni che scopro essere stati esposti nel 1959 a Kassel in occasione di Documenta II, nella “Abteilung Grafik”.

Trovo delle incredibili fotografie di Bellmer che ritraggono il suo corpo deformato con l’uso di fili, una sorta di ragnatela sulla sua carne informe, che mi riporta alla mente una sua descrizione della figura della madre:

“Presa da un’inesplicabile solitudine quel mattino entra nella stanza di sua madre per ritornare, se fosse possibile, in quel letto – là da dove è venuta. Per non vedere più nulla. Si abbatte allora sulla bambina spaventata una montagna di carne tiepida che racchiude lo spirito impuro di quella donna, e lei fugge per sempre la madre, la donna, il ragno!”

Apprendo per vie traverse che con l’amico Henri Michaux (ovvero l’uomo nel gelsomino) ha sperimentato gli allucinogeni, la mescalina in particolare. In che misura queste sostanze abbiano avuto parte nel determinare la sua malattia mentale non ci è dato sapere. Sicuro è che ha trascorso la fine della propria vita in una clinica psichiatrica prima di suicidarsi buttandosi dalla finestra dell’appartamento che condivideva a Parigi con un paralizzato Bellmer, durante un permesso di uscita dalla clinica.

L’uomo nel gelsomino

è un racconto ma anche un’autobiografia esplorata per visioni, in cui l’autrice descrive l’iniziare e il procedere della propria malattia mentale così come lei stessa l’ha percepita, completamente dal di dentro. La scrittura è secca, al presente, parla di se stessa in terza persona. Il filo narrativo salta senza troppe spiegazioni da un “prima” ad un “più tardi”, per fermarsi su determinate immagini: la prima, e centro stesso del racconto, è la visione di un uomo nell’albero di gelsomino che le appare per la prima volta quando aveva sei anni: un immagine consolatrice, con la quale “si sposa”. L’incontro, anni dopo, con lo stesso identico uomo ma questa volta in carne ed ossa le farà lentamente perdere la ragione.

Il suo interesse verso i numeri, visti come quantità ma prima di tutto come segni grafici, la porta ad interpretarli come se fossero una sorta di messaggio che si presenta nella sua vita quotidiana come un interlocutore. Ogni numero ha un carattere, una qualità specifica che viene dalla sua forma grafica e si relaziona con gli altri numeri. Gli anagrammi alla cui costruzione e decostruzione si dedica hanno più o meno la stessa funzione: trasportare messaggi, significati-altri che si rivolgono a lei.

Se il disegno durante i periodi di “ripresa” dalla malattia viene ritenuto curativo, un appiglio al reale, la scrittura sembra invece farla sprofondare di nuovo nel mondo delle visioni nascoste. Eppure lei vuole scrivere, sente la necessita di farlo, mentre la scrittura la riporta lentamente nella follia. Il ritmo, la schiettezza dello stile porta questo libro ad essere, se non una lettura leggera, sicuramente appassionante, una sorta di mappa del tesoro capace di trasportare nel mondo ricco, mistico e pulsante di questa autrice.

 Aurora Del Rio - www.auroradelrio.com
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