KRANKENKASSE FOR DUMMIES – Assicurazione Sanitaria in Germania

krankenkasse

© Techniker Krankenkasse – CC BY – SA 2.0

KRANKENKASSE FOR DUMMIES a.k.a. Come sopravvivere a mesi di burocrazia, sanità estera e disperazione domestica.

Empatia, portami via.
Mai come quando si è lontani da casa – di solito – si dovrebbe provare questo sentimento ai più sconosciuto. In varie occasioni mi sono sentita aiutata e ho aiutato per quanto ho potuto, mossa da questa sensazione irrefrenabile che non punta a nessuna ricompensa.

Dopo quindici mesi di Germania, un certificato di tedesco B1 (ivi conseguito con orgoglio) e other commodities, è arrivato il momento di raccontarvi la mia esperienza (un’odissea in cui anche mia madre – corrispondente italiana di questo delirio burocratico) per chiarire alcuni punti e magari essere d’aiuto a qualcuno.

In giro per il web ci sono numerosi articoli più o meno chiari sulla questione Assicurazione Sanitaria qui in Germania, ma – come dimostrerò tra poco – ogni esperienza è diversa dalle altre e continuo a pensare che in linea di massima valga sempre la regola di vita “ok l’impegno…ma devi avercelo un po’ di c***” (leggi nello specifico: spera che l’impiegato/a di fronte abbia in ordine sparso un minimo di buon senso, un po’ di senso pratico e una buona conoscenza del proprio ruolo).

Dopo questa nebulosa introduzione chiarisco in prima istanza che la mia esperienza riguarda la stipulazione di una freiwillige Versicherung (assicurazione volontaria, 160 euro al mese circa da me stessa pagati in quanto qui risulto inoccupata) con un primo tentativo andato a vuoto presso la AOK  e un secondo – quando si dice che il karma non mente mai – andato a buon fine con la TK (Techniker Krankenkasse).

Ma andiamo con ordine.

Sono una cittadina europea in possesso della TEAM (Tessera Europea di Assicurazione Malattia). Fortunatamente godo – con tutti gli scongiuri possibili a questo punto – di buona salute e nei primi dieci mesi del mio soggiorno teutonico non è mai capitato nulla che mi obbligasse ad andare in ospedale e/o che mi stroncasse a tal punto da desiderare un contatto psico-fisico con un medico. Nel febbraio 2014 però – lieta causa, dolce attesa – mi sono vista costretta a fare il percorso medico dovuto: visite, analisi uws. Premettendo che presentandomi al Gesundheitamt del mio quartiere (più specificatamente presso il Zentrum für sexuelle Gesundheit und Familienplanung) ho avuto tutte le cure mediche necessarie a costo zero (visite, ecografie, analisi…alles) e che mi sono trovata benissimo sia per il contatto con una squadra gentile e paziente di dottoresse, infermiere e Sozialarbeiterinnen, sia per il modo non usuale con cui ho praticato la lingua (yes, tutto da sola…so brava eh?!), mi sono comunque vista costretta a stipulare un’assicurazione sanitaria in vista del parto (che sarebbe costato altrimenti qualche migliaia di euro) e della nostra vita familiare qui.

Nell’aprile 2014 quindi, mi sono recata alla sede di Wedding dell’AOK, per chiedere cosa mai servisse per stipulare un’assicurazione volontaria. Ho spiegato la situazione in questo modo, in un tedesco non proprio impeccabile, ma comunque abbastanza chiaro: “Salve, sono una cittadina italiana regolarmente domiciliata a Berlino. Sono qui da quasi un anno e non ho mai avuto un contratto di lavoro. Al  momento sono incinta e ho bisogno di un’assicurazione sanitaria…cosa devo fare?”
Tre. Due.Uno.
PANICO.
L’impiegata non sa cosa dire e/o cosa fare. Mi dice che prima di tutto devo chiudere la mia assicurazione sanitaria italiana, e per fare questo mi serve il modulo E104. Fin qui tutto tranquillo, almeno all’apparenza. Per il resto ho bisogno di iscrivermi al job center (perchè? Mbo…questo particolare non mi sarà assolutamente richiesto invece presso la Techniker Krankenkasse) e della firma di un garante  (“oh well they asked you for an insurance for the insurance” ha commentato la mia amica Sally) in quanto arbeitlos – in verità alla Techniker Krankenkasse non mi hanno chiesto neanche questo. È bastato compilare il modulo inserendo nell’apposito riquadro la parola Esparnisse, riferendomi ai miei risparmi personali.

Esco perplessa. L’unica cosa di cui sono certa è che quella che dovrò stipulare sarà una “freiwillige Versicherung”. Il resto è per me sconosciuto

Mi informo su internet, chiedo a tutte le Berlinerinnen e ognuna di loro riporta la propria esperienza. Le mie azioni da questo punto in poi saranno una mistura più o meno intelligente di saggi consigli, buon senso, training autogeno e disperazione burocratica. Quindi nei credit di questo articolo leggeteci un po’ tutti: tutte le ragazze che hanno perso un po’ del loro tempo cercando di aiutarmi, tutti gli impiegati e le impiegate (in Italia e in Germania) che si sono prodigati per la causa e soprattutto…ripeto, mia madre che si è sbattuta non poco con tempistiche da Formula Uno per salvaguardare la nostra salute.

Tornando a noi, tutti sembrano trovarsi in accordo sul fatto che questo modulo E104 (Attestato concernente la totalizzazione dei periodi di assicurazione, di occupazione o di residenza per le prestazioni di malattia, maternità, morte, tubercolosi  E104, per essere precisi) non esista più. Al suo posto il modulo S041, più giovane cosmopolita e tecnologico.
Tutto ciò è vero e falso e un po’ confuso: tutto insieme, sì.

Il modulo S041 è un modulo rilasciato dall’ASL che le KK (Krankenkasse) – nel mio caso sia la AOK che la TK – non ritengono di norma valido ai fini di giustificare la chiusura dell’assicurazione sanitaria italiana. Sì, lo so…andate a spiegare che in Italia funziona diversamente che la sanità è pubblica e bla bla bla.

Provateci, ma sappiate che come i nostri impiegati non sanno quasi nulla del sistema tedesco, specularmente è la stessa cosa qui in Germania, e dopotutto come biasimare gli uni e gli altri? (sic)

Alle KK serve il modulo E104…

questo sconosciuto, desueto e decaduto. Continuano (in Italia) tutti a ripetere che l’E104 non esiste più. Che si fa tutto con l’S041, che non dovrebbero farmi problemi etc, ma la Germania non demorde. Loro vogliono QUEL modulo, e nient’altro. Sono passati intanto due mesi, tra scorribande all’ASL e attese interminabili di modulistica teutonica.
Siamo a giugno.
L’ASL della mia città ripete che loro non possono fare niente, che non possono chiudere “l’assicurazione italiana” senza il mio cambio di residenza: ciò è palesemente falso, perché conosco persone assicurate all’estero e non iscritte all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), ma a questo punto non vale più la pena discutere visto che all’estero ci vivo (e voglio rimanerci) e che avrei dovuto comunque iscrivermici a questa benedetta AIRE se non altro per non dare più soldi a un Paese che da me – di denari – ne ha già visti fin troppi.

Mi sono trasferita intanto a Colonia e mi reco quindi al consolato italiano, una piccola isola fastidiosa di luoghi comuni purtroppo veritieri sul Bel Paese in cui trovo però un’impiegata gentilissima (come dicevo tanti caratteri fa, bisogna sempre avercelo un po’ di c*** oltre che un po’ di karma). In dieci giorni circa ricevo la notifica di iscrizione al registro degli italiani residenti all’estero (anche questa avuta grazie al sollecito di mia madre che è andata all’anagrafe a fare presente la situazione, altrimenti avrei aspettato almeno un mese visto che Foggia non vede troppe pratiche del genere e per una sola richiesta non si sarebbero attivati, se non avessero avuto chiara la situazione).

Corro quindi alla Techniker Krankenkasse (la mia avventura con l’AOK finisce con il mio soggiorno a Berlino) per la terza volta: “Salve, so già tutto. Ho già compilato tutti i moduli e il problema è sempre lo stesso. Che non riesco a liberarmi dell’assicurazione italiana. Mi sono iscritta all’AIRE e questo significa che non ho più diritto all’assistenza sanitaria italiana e ai contributi. Possiamo fare questa cosa adesso o no? Il tempo stringe. Voglio pagare non sto chiedendo la luna”.
No. Vogliono l’E104. L’impiegato – gentilissimo – mi mostra anche la sua  mail che ha inviato circa una settimana prima all’INPS generale di Roma, per avere il modulo e chiudere finalmente la mia pratica. Si apre quindi il terzo occhio e ovviamente sorrido, sarcasticamente: “Tesoro…non ti risponderanno mai dall’indirizzo mail generale dell’INPS centrale di Roma, ma grazie per il tentativo…torno appena so qualcosa” la mia riposta.

Chiamo mia madre (siamo alla metà di luglio) disperata. Lei attiva tutte le conoscenze a disposizione: parenti, amici all’ASL, al CAF dappertutto. In 48 ore grazie a una congiuntura astrale positiva e una buona dose di cazzimma meridionale ho il modulo E104 tra le mani, e non ci posso quasi credere. Il modulo fantasma è rilasciato dall’INPS – Ufficio maternità e malattia. Il modulo fantasma mi è stato rilasciato in 10 minuti grazie alla mia iscrizione all’AIRE al modulo S041: la sinergia ogni tanto funziona, senza queste due carte l’iter sarebbe stato molto più lungo.

Mentre compilava l’E104, l’impiegata dell’INPS faceva delle considerazioni del tipo: “signora (rivolgendosi a mia madre) come ha fatto ad avere l’S041? La gente non sa dove andare per farlo, è difficile averlo” e ancora “sa, in teoria l’E104 è un modulo vecchio. Quello in vigore è effettivamente l’S041 compilato telematicamente da ASL e INPS, ma non tutti i paesi dell’EU sono informati e hanno la tecnologia adatta quindi il tutto risulta un po’ confuso, e molti chiedono ancora l’E104”.

Queste le considerazioni dell’addetta ai lavori, alle quali aggiungerò quella del padre di una mia amica, anche lei residente all’estero: Signorine belle, l’Italia non vi vuole chiudere l’assistenza sanitaria perché le tasse qui le paga solo la povera gente, e voi siete due povere disgraziate! Se lasciano andare la gente come voi chi paga lo stipendio a loro poi? su questo commento saggio e popolare ci rifletterei, senza polemiche e/o demonizzazioni.

Il13 agosto 2014 mi arriva infine la comunicazione:

sono ufficialmente assicurata con la TK (consigliatami vivamente da tedeschi e italiani), attendo la mia Gesundheitkarte e finalmente posso concludere le “cose di casa e di ospedale” che mi toccano.
Siamo tornati a Itaca sani e salvi quindi. Questa volta, ancora una volta.

Spero che la mia esperienza possa essere d’aiuto a qualcuno, e spero ancor più che per altre persone questo tipo di iter burocratico sia molto più snello.

Che altro dire se non…che Odino ce la mandi buona,

saluti da Colonia!

ps. Ah sì…VIVA L’EUROPA UNITA: il prossimo capitolo della saga familiare multietnica riguarderà il riconoscimento e la comparazione dei titoli di studio  in Germania. Ci stiamo già combattend

o, con due lauree triennali (una italiana e l’altra olandese) dei corsi di specializzazione e chi più ne ha più ne metta: qui altro che Odino…scomoderemo tutto il Pantheon.

In fede

S.H.Palmer

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